" P" come POROSITA' ma anche come PERMEABILITA'

 

     
Quanti tipi di pori nel calcestruzzo

Il calcestruzzo, almeno quello convenzionale tradizionalmente impiegato nelle opere dell’architettura e dell’ingegneria civile, è un materiale poroso.
Come in tutti i materiali da costruzione, la porosità condiziona le proprietà ingegneristiche, ed in particolare influenza la resistenza meccanica, il modulo elastico, la permeabilità e la durabilità.
Nel caso del calcestruzzo, la porosità può essere di cinque tipologie:
  • quella dovuta alla insufficiente compattazione del conglomerato e quindi alla incompleta espulsione di aria intrappolata dalla malta del calcestruzzo fresco; si tratta dei macrovuoti visibili ad occhio nudo (Fig. 1) da circa 1 mm a qualche decina di mm (si veda Enco Journal n° 10: " "L" come Lavorabilità" oppure www.enco-journal.com, sezione "L’archivio il meglio di Enco Journal");
  • la porosità eventualmente presente all’interno degli aggregati lapidei, per una massa volumica apparente inferiore a quella assoluta, e che può raggiungere una frazione ragguardevole nei cosiddetti inerti leggeri (Fig. 2) con miglioramento delle proprietà termoisolanti ed una penalizzazione delle prestazioni meccaniche (si veda Enco Journal N° 9, ""I" come Inerti" oppure www.enco-journal.com, sezione "L’archivio: il meglio di Enco Journal");


Fig. 1 - Presenza di macrovuoti d'aria intrappolata nel calcestruzzo per incompleta compattazione.


Fig. 2 - Presenza di vuoti nell'interno di inerti leggeri.

  • la porosità eventualmente generata dall’inglobamento di aria, in forma di microbolle sferiche di circa 100-300 m m visibili al microscopio ottico (Fig. 3), grazie alla presenza di additivi aeranti per assicurare un’adeguata resistenza alla formazione di ghiaccio in servizio (si veda Enco Journal N° 7, ""G" come Gelo, ma anche dis-gelo e ri-gelo" oppure www.enco-journal.com, sezione "L’archivio: il meglio di Enco Journal");
  • la porosità presente tra le particelle che compongono la pasta di cemento come pori di forma irregolare, con dimensione compresa tra 0,1 m m e 10 m m e visibili al microscopio elettronico (Fig. 4), nota come porosità capillare e fortemente correlata con la composizione e la stagionatura del calcestruzzo;
  • quella presente all’interno dei prodotti idratati solidi, ed in particolare del C – S – H detto in passato gelo tobermoritico, nota come porosità del gel, con dimensione di 1-10 nm, non visibile anche con il microscopio elettronico, ma determinabile indirettamente attraverso misure di adsorbimento di sostanze gassose come azoto, elio, o vapor acqueo (Fig. 5).


Fig. 3 - Macrobolle (100-300
mm) d'aria inglobata nella malta che avvolge gli aggregati grossi
(microscopia ottica).


Fig. 4 - Porosità capillare nella pasta cementizia
(microscopia elettronica).


Porosità capillare e resistenza meccanica

La porosità del gel è allocata dentro le particelle solide che formano la pasta di cemento, mentre la porosità capillare è presente tra queste particelle solide (Fig.5).

La porosità del gel ammonta al 28% del volume occupato dalle particelle solide della pasta cementizia e non può essere sostanzialmente modificata. Al contrario, la porosità capillare può essere significativamente modificata attraverso il rapporto acqua-cemento (a/c) e/o il grado di idratazione (a ), cioè la frazione di cemento idratato. La dipendenza della porosità capillare da questi due parametri è stata matematicamente quantificata con la teoria di Powers (Scienza e Tecnologia del Calcestruzzo, Mario Collepardi, pg 148-151, 3^ ed., Hoepli, Milano, 1990):

Vp = 100 a/c – 36.15 a [ 1]

dove Vp è il volume dei pori in litri per ogni 100 Kg di cemento.

Il significato dell’equazione [ 1] è il seguente:

|
v

Vp

|
v

a/c

^
|

a

  • se si vuole ridurre la porosità capillare occorre ridurre il rapporto acqua-cemento e/o aumentare il grado di idratazione
  • è possibile annullare, almeno in teoria, la porosità capillare: per esempio secondo la [ 1] con a/c = 0.3615 ed a = 1, Vp diventa zero

Powers ha elaborato, con un suo modello matematico, una relazione per quantificare l’influenza della porosità capillare (Vp) sulla resistenza meccanica a compressione (Rc) in assenza di macrovuoti dovuti a incompleta compattazione:


[2]

dove Vg è il volume del cemento idratato per ogni 100 Kg di cemento anidro, ed Rc eguaglia la costante K (che vale 250 MPa) quando Vp è nullo. A questa elevata prestazione meccanica ci si può avvicinare moltissimo con l’adozione di bassi rapporti acqua-cemento e l’impiego di additivi superfluidificanti per compattare completamente il conglomerato (si veda Enco Journal N° 2, "E’ duttile e tenace il calcestruzzo del 2000" oppure www.enco-journal.com, sezione "L’archivio: il meglio di Enco Journal").

Sempre secondo la teoria di Powers, Vg è così calcolabile

Vg = 67.90 a [3]


Fig.5 - Schematizzazione dei pori del gel dentro una particella di cemento idrato e dei pori capillari tra le particelle di cemento idratato.

Secondo l’equazione [3] il volume del cemento idratato Vg è di 67.90 litri, per ogni 100 Kg di cemento, a idratazione completa (a =1) ed assume valori proporzionalmente crescenti all’aumentare di a tra zero (inizio impasto) ed 1. Inserendo le equazioni [1] e [3] all’interno della [2] si ottiene:

[4]

L’equazione [ 4] significa che per aumentare Rc si può agire su due fronti:

  • occorre innanzitutto diminuire a/c (che appare al denominatore), cioè ridurre l’acqua di impasto a parità di dosaggio di cemento, senza però aumentare il volume di macrovuoti legati ad una maggiore difficoltà di compattare il calcestruzzo fresco (da questo punto di vista l’adozione di un basso rapporto acqua-cemento comporta in pratica l’impiego di additivi fluidificanti e superfluidificanti capaci di compensare la minore lavorabilità del calcestruzzo fresco derivante alla riduzione dell’acqua di impasto);
  • si può anche aumentare Rc, per un dato a/c, aumentando il grado di idratazione a (che "pesa" più al numeratore che non al denominatore), cioè prolungando il tempo di stagionatura e/o scegliendo cementi più reattivi.

Porosità capillare e modulo elastico

Al pari della resistenza meccanica anche il modulo elastico (E) è influenzato dalla porosità capillare attraverso un’equazione del tutto analoga alla [2] con un valore per la costante K ovviamente diverso.

Porosità capillare e permeabilità

La permeabilità di un fluido attraverso un solido poroso diventa possibile solo se i pori sono tra loro connessi (porosità continua). Nel caso del calcestruzzo, ed in particolare della sua permeabilità all’acqua, la porosità discontinua, e quindi l’impermeabilità, è assicurata solo al di sotto di una certa soglia della porosità capillare: questa corrisponde, per ogni determinato valore di a/c, ad un certo grado di idratazione a raggiungibile dopo un determinato tempo di stagionatura (Tabella 1).

I dati della Tabella 1 indicano che più elevato è a/c, più lungo deve essere il tempo di stagionatura (e quindi maggiore il grado di idratazione a ) perché il calcestruzzo diventi impermeabile: per esempio, con a/c di 0.55 occorrono 28 giorni per conseguire l’impermeabilità del calcestruzzo; se però si adotta un rapporto acqua-cemento di 0.45 è sufficiente appena una settimana per raggiungere lo stesso obiettivo; d’altra parte con a/c molto elevato (³ 0.70) non è mai possibile conseguire l’impermeabilità del calcestruzzo.

Tab. 1 - Tempo richiesto per la impermeabilizzazione del calcestruzzo in relazione al rapporto a/c.

a/c

TEMPO

0.40

3 giorni

0.45

1 settimana

0.50

2 settimane

0.55

1 mese

0.60

6 mesi

0.70

1 anno

>0.70

infinito


Da un punto di vista pratico la situazione di impermeabilità (Fig. 6) viene valutata sottoponendo un provino prismatico di calcestruzzo ad acqua sotto pressione per 4 giorni (per 2 giorni a 1 bar, per un terzo giorno a 3 bar, e per un quarto giorno a 7 bar): il calcestruzzo è considerato impermeabile se, dopo questi 4 giorni, l’acqua non ha penetrato il materiale per più di 20 mm per effetto del conseguimento della porosità discontinua.

Porosità capillare e durabilità

Anche la durabilità è fortemente influenzata dalla porosità capillare oltre che dagli altri tipi di porosità.

La durabilità dipende in generale dalla porosità, tuttavia la relazione tra le due grandezze è funzione del tipo di porosità.

In linea di massima si può affermare che la porosità continua nuoce alla durabilità, mentre quella discontinua, purché distribuita in una matrice densa e poco porosa, è ininfluente o giova alla durabilità.

Per esempio, i macrovuoti (Fig. 1) dovuti a difetti di compattazione del calcestruzzo fresco potrebbero collegare i ferri di armatura con l’ambiente esterno e costituiscono, pertanto, un sistema di pori altamente pericolosi per l’integrità della struttura.

Un altro tipo di porosità continua capace di favorire l’accesso di agenti ambientali aggressivi (aria, umidità, cloruri, ecc.) è costituita dalla porosità capillare (Fig. 4).
Per un calcestruzzo privo di macrovuoti dovuti ad imperfetta compattazione, la durabilità del calcestruzzo nei confronti di un ambiente aggressivo può essere migliorata riducendo il volume Vp della porosità capillare per ostacolare la penetrazione dell’acqua, e quindi impedire l'ingresso degli agenti aggressivi all’interno del calcestruzzo veicolati dall'acqua. Da un punto di vista pratico, il volume della porosità capillare viene ridotto – equazione
[ 1] - riducendo a/c, come appare chiaramente in tutte le raccomandazioni sulla durabilità (consultare Enco Journal N° 4, ""D" come Durabilità" oppure www.enco-journal.com, sezione "L’archivio: il meglio di Enco Journal"), e garantendo un minimo di stagionatura umida (3-7 giorni) per assicurare un livello accettabile del grado di idratazione (a).
Un tipo di porosità indifferente alla durabilità del calcestruzzo è costituito dal sistema di pori contenuti all’interno degli inerti leggeri (Fig. 2): in questo caso la durabilità della struttura non risente minimamente della porosità degli aggregati, giacché l’ingresso degli agenti aggressivi, dall’ambiente all’interno del calcestruzzo, è govervato dalla porosità capillare e dai macrovuoti (per insufficiente compattazione) distribuiti nella matrice cementizia che avvolge gli aggregati.

Una porosità altamente benefica alla durabilità del calcestruzzo è rappresentata dalle microbolle d’aria (Fig. 3) non collegate tra loro, cioè disperse discontinuamente in una matrice cementizia con bassa porosità capillare. La presenza di microbolle di aria inglobata (grazie alla presenza di agenti aeranti capaci di modificare la tensione superficiale dell’acqua) è da tempo riconosciuta come essenziale alla produzione di calcestruzzi durabili esposti in servizio ai climi invernali (cicli di gelo-disgelo). Infatti, l’acqua contenuta nei pori capillari, e non ancora congelata, è sospinta nelle microbolle d’aria con allentamento delle tensioni che insorgono quando si forma il ghiaccio con aumento di volume rispetto all’acqua liquida.

In assenza delle microbolle d’aria, l’acqua dei pori capillari non ancora congelata è sospinta da una pressione idraulica che insorge per l’aumento di volume che accompagna la formazione dei primi cristalli di ghiaccio (si veda Enco Journal N° 7, ""G" come Gelo, ma anche dis-gelo e ri-gelo" oppure www.enco-journal.com, sezione "L’archivio: il meglio di Enco Journal").

Affinché le microbolle d’aria possano effettivamente allentare le tensioni insorte per la formazione del ghiaccio, è necessario che non siano molto distanti tra loro: la reciproca distanza (spacing) non deve superare 300-400 m m.

Per concludere, un sistema di vuoti particolarmente favorevole al calcestruzzo durabile in qualsiasi clima, ed in particolare negli ambienti molto aggressivi (gelo-disgelo, sali disgelanti, ambiente marino, ecc.) è rappresentato da una matrice cementizia con una porosità capillare discontinua e quindi impermeabile (tipicamente raggiungibile dopo 1 mese di stagnatura con a/c = 0.55) nella quale siano disposte microbolle d’aria (100-300 m m) ben spaziate tra loro con una distanza di circa 300 m m.


Fig.6 - Apparecchiatura per misurare la penetrazione dell'acqua nel calcestruzzo.
Prova di "impermeabilità".