SCUOLA GRANDE DI S. ROCCO
UN RESTAURO ALLA GRANDE
Roberto Troli

     

  Quando in una notte del 1994, in occasione de 4° centenario della morte di Tintoretto, sono state smontate le impalcature e i teloni che ormai da alcuni anni tenevano celata alla vista la facciata monumentale della Scuola Grande di S. Rocco, i Veneziani, al risveglio. avranno certamente gioito nel vedere restituita alla città quella che lo stesso sindaco Cacciari definisce una "tra le cose più staordinarie di Venezia".
Anche i turisti che un tempo attraversavano a passo svelto Campo S. Rocco intenti a seguire le indicazioni che portano verso le ambite mete di Rialto e S. Marco, oggi non possono fare a meno di sostare, rimanendo affascinati dal luminoso scorcio che, sbucando nell'angusta piazzetta, gli si offre sulla destra.
L'edificio è la sede storica dell'Arciconfraternita "Scuola Grande di S. Rocco" che, insieme alle altre cinque Grandi Scuole e alle circa quattrocento Scuole Minori, rappresenta uno dei fenomeni più singolari e tipici della storia della Serenissima. Non si trattava, in effetti di organismi didattici o culturali, ma di congregazioni di laici che si proponevano scopi di beneficienza verso i malati e i più bisognosi, oppure di tutela degli interessi di singole arti e professioni.
La Scuola Grande di S. Rocco, l'unca ad essere stata risparmiata dagli editti napoleonici e a continuare ad operare fino ai giorni nostri, conta oggi più di 350 Confratelli Capitolari che si riuniscono una volta l'anno sotto la guida di un Guardian Grando. Fra i principali compiti dell'odierna Arciconfraternita, vi è quello di salvaguardare l'enorme patrimonio storico ed artistico di sua proprietà, rappresentato principalmente dalla chiesetta di S. Rocco e, ovviamente, dalla sede della Scuola Grande.
Costruito nell'arco di quasi 50 anni, inizialmente sotto la direzione di Bartolomeo Bon che vi operò dal 1515 al 1524 e successivamente, dopo varie vicissitudini, sotto quella di Antonio Scarpagnino che la diresse fino al 1547, la Scuola Grande di S. Rocco evidenzia i segni del mutamento del gusto e dei canoni formali avvenuto nel corso di quegli anni e delle diverse mani che si sono successe nella sua realizzazione.
La Sala Terrena e la parte inferiore della facciata, disegnate da Bartolomeo Bon, riflettono l'essenzialità e il rigore formale del primo Rinascimento. Lo scalore che conduce alle due sale superiori (la Sala Grande Superiore e la Saletta dell'Albergo), le ricche decorazioni dei soffitti lignei e delle pavimentazioni marmoree di queste sale, la parte superiore della facciata e il disegno del portone d'ingresso, riflettono il gusto scenografico e manieristico dello Scapagnino al quale si deve anche la costruzione sulla facciata del doppio ordine di colonne puramente decorative.
Ma la straordinarietà della Scuola Grande di S. Rocco sta nel fatto che al suo interno sono presenti ben 65 oli su tela di Tintoretto, alcuni dei quali di notevoli dimensioni come "La crocifissione di Cristo" (oltre 5 x 12 metri), sulla parete opposta all'ingresso della Sala dell'Albergo e "Il Serpente di bronzo" (5,20 x 8,40 metri) che troneggia al centro del soffitto ligneo della Sala Grande Superiore.

Oltre al profluvio di opere del Tintoretto, sono presenti alcune interessanti tele di Tiziano, Giorgione e Tiepolo a completamento di una galleria veramente unica.
Nel 1990, l'Arciconfraternita di S. Rocco, constatato l'avanzato stato di degrado in cui versava il fronte monumentale della sede storica della Scuola, decise di procedere al suo restauro e consolidamento.
Il complesso intervento eseguito dalla Restauro S.n.c. - di F. Pigozzi e C. specializzate è stato preceduto da una accurata campagna di rilievi associati ad estese indagini di laboratorio tese alla individuazione spaciale delle zone degradate e alla classificazione e comprensione dei fenomeni alterativi.
Ovviamente la più diffusa forma di degrado riscontrata è stata la presenza di spessi strati di croste nere dovute alla trasformazione in gesso del carbonato di calcio dei marmi policroni ed in particolare della pietra d'Istria


Particolare di colonna restaurata

di cui è in massima parte rivestita la facciata. Questa trasformazione, dovuta all'azione dell'anidride solforica presente nell'atmosfera, aveva avuto una notevole accelerazione nel corso dell'ultimo secolo a causa dell'accresciuto inquinamento atmosferico. L'avanzato stato di degrado di alcuni marmi e in particolare dei fregi, ha richiesto un intervento di pre-consolidamento necessario a fornire ai materiali sufficiente integrità per superare le fasi siccessive del restauro consistenti nell'asportazione dei depositi salini superficiali. L'intervento di pre-consolidamento è stato eseguito mediante applicazione di resine acril-siliconiche e di polimetilsilossani. L'asportazione dei depositi è stata eseguita mediante microaereo-abrasione o manualmente attraverso impacchi di carbonato d'ammonio in polpa di cellulosa e successiva spazzolatura. L'intervento sui marmi e sui fregi si è concluso con l'applicazione di un trattamento idrofugo a base silanica.
Una volta completato l'iter conservativo dei marmi, si è apssati alla pulizia delle ampie superfici in pietra d'Istria, che è stata condotta utilizzando la tecnica di atomizzazione d'acqua. Questa tecnica consiste nella nebulizzazione dell'acqua utilizzata per il trattamento di pulicia al fine di aumentarne notevolmente la superficie di contatto con il litotipo da trattare. In questo modo l'acqua acquisisce una notevole capacità solvente nei confronti del gesso delle croste nere, pur operando con deboli pressioni e quindi con moderata azione meccanica sul manufatto. Anche la pietra d'Istria, dopo l'asportazione delle croste nere e la parziale ricostruzione e stuccatura delle zone più degradate, è stata sottoposta ad un trattamento idrofobizzante a base di silani.
L'intervento si è concluso con il parziale rifacimento degli intonaci a marmorino su cocciopesto presenti nella parte superiore della facciata, operazione che è stata eseguita con materiali e tecniche conformi a quelle utilizzate in passato.
L'intervento di recupero della facciata della Scuola Grande di S. Rocco rappresenta un valido esempio di come si apossibile riportare all'originario splendore certi gioielli del nostro patrimonio storico ed artistico. Grazie ai notevoli risultati ottenuti, possiamo dire che oggi la facciata della Scuola Grande di S. Rocco è finalmente degna degli inestimabili tesori artistichi che nasconde al suo interno e dell'appellativo Grande di cui si fregia.