EVOLUZIONE DEL TERRAZZO ALLA VENEZIANA
PARTE I

Silvia Collepardi

     
Il terrazzo veneziano, insieme alle decorazioni delle pareti in stucco e marmorino, costituisce un elemento architettonico caratteristico degli edifici veneziani costruiti tra l’ XI ed il XVIII secolo.
I motivi principali del successo del terrazzo veneziano, oltre alla sua innegabile bellezza, sono l’elevata flessibilità ed il basso ritiro igrometrico del materiale cementizio. Negli edifici veneziani, infatti, i cedimenti irregolari delle fondazioni, e conseguentemente dei muri portanti, provocavano la flessione delle travi e dei solai in legno sottostanti alla pavimentazione in conglomerato. Soltanto l’impiego di pavimenti altrettanto flessibili permetteva, dunque, di evitare la loro fessurazione sotto lo sforzo di flessione. D’altra parte, la notevole estensione delle pavimentazioni costruite senza giunti richiedeva anche l’impiego di materiale a basso ritiro per limitare la fessurazione legata all’evaporazione dell’acqua dal conglomerato. Per questo motivo la miscela utilizzata per il terrazzo veneziano veniva messa in opera con una consistenza molto asciutta e poi compattata per 2-3 giorni con uno strumento chiamato battipalo sino alla totale espulsione dell’ acqua libera.
La tabella mostra le composizioni di ciascuno dei tre strati (A,B,C) costituenti la pavimentazione. Per gli strati B e C esistevano varianti (B3, B2, B1, e C3, C2, C1) di composizione a seconda del particolare ingrediente impiegato (pozzolana naturale, cocciopesto, ecc.).
E’ interessante osservare come negli strati A3 e B3 la calce idraulica venisse utilizzata in sostituzione della calce idrata combinata con pozzolana. Questo appare veramente sorprendente se si pensa che l’invenzione della calce idraulica risale ufficialmente alla fine del XVIII secolo, quando, cioè, si capì che per ottenere il nuovo legante idraulico era necessario un calcare argilloso (marna) contenente, oltre alla calce, anche silicati ed alluminati di calcio responsabili delle proprietà idrauliche del materiale.

C (STRATO SUPERFICIALE)
spessore 10-15 mm

CONSISTENZA

  • calce idrata (1)
  • marmo macinato (1)
  • pigmenti colorati (fino al 4% in volume di malta)
  • pietre colorate con superficie levigata


PLASTICA

B (STRATO INTERMEDIO)
spessore 20-30 mm

 

B1

B2

B3

 
  • calce idrata (1)

  • pozzolana naturale (1)

  • sabbia naturale (2)

  • calce idrata (1)

  • cocciopesto (3)

  • calce idraulica (1)

  • sabbia fine e grossa (3)


ASCIUTTA

A (STRATO INFERIORE)
spessore 100-200 mm

 

A1

A2

A3

 
  • calce idrata (1)

  • pozzolana naturale o cocciopesto finemente macinato (1)

  • cocciopesto macinato grossolanamente (3)

  • calce idrata (2)

  • pozzolana naturale o cocciopesto finemente macinato (1)

  • terrazzo riciclato (4)

  • calce idraulica (1)

  • sabbia fine e grossa (4)

MOLTO ASCIUTTA

CALCESTRUZZO PER PAVIMENTI A TERRAZZO (spessore 150-200 mm): i numeri tra parentesi indicano le proporzioni degli ingredienti.


Nel terrazzo veneziano l’impiego di calce idraulica negli strati interni più spessi era legato alla difficoltà di un completo indurimento in assenza di aria e, quindi, del processo di carbonatazione.
Un altro elemento caratteristico del terrazzo veneziano era l’impiego, come aggregato, di materiale riciclato proveniente sia dalla macinazione di tegole, vetro, ferro sia dal conglomerato di altri terrazzi.
Nello strato superiore, invece, gli aggregati venivano accuratamente selezionati in modo da creare una base di elementi lapidei incastrati a mano tra i quali venivano gettati poi quelli più fini, eventualmente mescolati a pigmenti colorati. L’impiego di fogli di carta perforati o di apposite forme in legno permetteva, inoltre, di creare con le pietre disegni decorativi con effetto simile a quello dei mosaici.
La superficie del pavimento veniva infine trattata con olio di semi di lino allo scopo sia di proteggere il terrazzo appena messo in opera sia di conferire una maggiore brillantezza alla pavimentazione.
Qualora poi venissero eseguite delle riparazioni su di un terrazzo danneggiato, per migliorare l’aderenza tra la vecchia pavimentazione ed il materiale di ripristino, veniva impiegata una miscela di colla di latte ed albume d’ uovo.
I cedimenti degli edifici legati alle peculiari condizioni geotecnico-strutturali, giustificavano il costo elevato della particolare tecnica di messa in opera del tradizionale terrazzo alla veneziana caratterizzato da un’elevata flessibilità e basso ritiro igrometrico. Si capisce, dunque, come, al di fuori di Venezia, l’assenza di condizioni così impegnative determinò lo sviluppo di nuove e più economiche tecnologie per la realizzazioni di pavimentazioni a terrazzo, così come verrà illustrato nella 2a parte di questo articolo (di prossima pubblicazione).

Per approfondire l’argomento si consiglia il testo di A. Crovato, "Pavimenti Veneziani", Ed. L’ Altra Riva, Venezia, 1989.