EVOLUZIONE DEL TERRAZZO ALLA VENEZIANA
PARTE II - IL PAVIMENTO A TERRAZZO MODERNO
Silvia Collepardi

     
I tempi ed i costi elevati richiesti dalla messa in opera del pavimento a terrazzo secondo la tecnica sviluppata ai tempi della Serenissima Repubblica di Venezia (Enco Journal n°5 "Evoluzione del terrazzo alla Veneziana, parte 1a) non erano più giustificabili al di fuori di Venezia in condizioni climatiche e geotecniche-strutturali molto meno severe.
Lo sviluppo di tecniche più rapide ed economiche venne favorito dall’invenzione del cemento portland, un legante in grado di sostituire le antiche miscele a base di calce e pozzolana o calce idraulica, garantendo resistenze meccaniche più elevate, soprattutto a breve termine. D’altra parte, la levigatura superficiale, seguita dal trattamento con olio di lino, conferiva al nuovo materiale una lucentezza superficiale molto simile a quella del terrazzo tradizionale. Tuttavia, a causa dell’elevato modulo elastico associato all’accresciuta resistenza a compressione, l’impedimento di una pur modesta deformazione, per ritiro igrometrico, induceva nel materiale un elevato sforzo di trazione. L’unico metodo per limitare la fessurazione da ritiro in questo tipo di terrazzo, dunque, era quello di aumentare il numero di giunti di costruzione. Successivamente, l’avvento degli additivi superfluidificanti consentì un ulteriore passo in avanti nella limitazione dell’entità del ritiro da essiccamento grazie alla riduzione della quantità di acqua e cemento a parità di rapporto acqua/cemento e ,quindi, di prestazioni meccaniche.
Attualmente, grazie al progresso tecnologico delle macchine da taglio per materiali lapidei, il terrazzo in calcestruzzo gettato in opera è stato sostituito da quello a lastre prefabbricate. Le lastre (con lato di circa 600 mm e spessori di 15-30 mm) vengono ricavate dal taglio di blocchi larghi circa 2m prodotti utilizzando inerti naturali colorati immersi in una matrice bianca o colorata di cemento portland. L’impiego di additivi superfluidificanti, di sistemi di miscelazione sottovuoto e di maturazione a vapore o in autoclave permettono di ottenere un calcestruzzo estremamente compatto e resistente.


Fig. 1 - Produzione dei blocchi di conglomerato (per gentile concessione della Società Breton).

Fig. 2 - Applicazione nella moderna edilizia di lastre in terrazzo alla veneziana (per gentile concessione della Società Breton).

Il problema principale del terrazzo a lastre prefabbricate, però, è rappresentato dall’assorbimento capillare dell’acqua di impasto presente nelle malte impiegate per la posa delle lastre stesse. Finché la malta di allettamento non indurisce, finché cioé rimane acqua libera nella malta, le lastre prefabbricate possono assorbire acqua e dilatarsi maggiormente nella faccia a contatto con la malta che non su quella esposta all’aria. Ciò può provocare l’ imbarcamento delle lastre e la successiva rottura sotto le sollecitazioni flessionali di servizio. Per risolvere questo inconveniente, particolarmente evidente nel caso di lastre con spessori ridotti attorno ai 10-20 mm, sempre più richiesti dal mercato per la maggiore economicità del trasporto, sono state proposte diverse soluzioni: l’impiego di malte di allettamento non cementizie ma a base di resine epossidiche o di altri polimeri; lo sviluppo di malte cementizie a presa rapida al fine di ridurre il periodo di tempo in cui l’acqua della malta rimane a disposizione per l’ assorbimento capillare da parte delle lastre; un’ulteriore riduzione della porosità delle lastre prefabbricate grazie allo sviluppo di più sofisticate tecnologie produttive basate anche sull’uso congiunto di fumo di silice e di nuovi e più efficaci superfluidificanti acrilici.