FIGLI DI UN DIO MINORE
Ai pavimenti in calcestruzzo il poco invidiabile "oscar" delle contestazioni
Roberto Troli

     
Nel panorama nazionale delle opere civili ed industriali, i pavimenti in calcestruzzo sono sicuramente le strutture in cui più spesso si riscontrano difetti e dissesti che ne pregiudicano la funzionalità o, quantomeno, l’aspetto estetico.
Alla base di questa elevata incidenza di "patologie" sta certamente il fatto che le pavimentazioni in calcestruzzo, pur assolvendo ad una funzione statica (quella di trasmettere al terreno i carichi agenti su di esse), non vengono fatte rientrare a pieno titolo nella categoria delle "opere in cemento armato", quelle, per inteso, per le quali la legge n° 1086/71 impone precise disposizioni in materia progettuale, esecutiva e di controllo, e definisce le responsabilità delle varie figure coinvolte.
Il destino di paria delle pavimentazioni in calcestruzzo inizia, pertanto, sul tavolo dei progettisti i quali non sono portati a ritenere il progetto di un pavimento meritevole della stessa attenzione che, invece, viene riservata ad elementi strutturali D.O.C. quali travi e pilastri. D’altro canto, è impresa ardua farsi riconoscere l’onere economico della progettazione di un pavimento dai committenti, magari pronti a svenarsi per l’acquisto del curtain wall in vetro fotocromatico ultimo grido, ma quasi mai disposti a spendere qualche lira in più dello strettamente necessario per realizzare un pavimento di discreta qualità, dimenticando che questo sarà l’elemento più utilizzato e più maltrattato dell’edificio, soprattutto nei capannoni ad uso industriale.


Dissesto di natura statica di un pavimento.

Ci si limita, così, ad indicare alcune generiche e preconfezionate prescrizioni di capitolato, che non possono tenere conto dei carichi che graveranno sul pavimento, delle caratteristiche del terreno e dei problemi connessi al ritiro igrometrico del calcestruzzo.

In molti casi, addirittura, la "progettazione" del pavimento è completamente demandata al pavimentista il quale, oltre a non avere le dovute competenze, è preso nella morsa di un mercato in forte concorrenza e orientato a fornire pacchetti "chiavi in mano" e, quindi, non ha alcuna convenienza a suggerire soluzioni che vadano oltre i

soliti "...15 centimetri di calcestruzzo a 3 q.li di cemento tipo 325....", buoni per ogni occasione.
Stante questa catena di disattenzioni e incompetenze non c’è da meravigliarsi se le pavimentazioni in calcestruzzo costituiscono l’ "oggetto della contestazione" nella maggior parte delle controversie che riguardano gli edifici civili ed industriali.
In realtà, il dimensionamento secondo criteri rigorosamente scientifici di un pavimento è cosa tutt’altro che facile e necessita di una conoscenza abbastanza precisa di parametri come la portanza del terreno (definita per mezzo della costante di sottofondo K), il tipo, l’entità e la distribuzione dei carichi previsti (scaffalature, carrelli elevatori, pallet, ecc...) la resistenza meccanica a flessione e la composizione del calcestruzzo.
Le caratteristiche meccaniche del terreno possono essere determinate per mezzo di prove su piastra e, nel caso risultino insufficienti allo scopo, possono essere incrementate con vari sistemi chimici e meccanici di consolidamento.
Per quanto riguarda i carichi, per una corretta progettazione dello spessore del pavimento occorrerebbe conoscere la geometria dei piedritti degli scaffali, la portata massima dei carrelli, lo scartamento, il diametro e la pressione di gonfiaggio dei loro pneumatici e l’ampiezza delle corsie di transito e movimentazione tra filari di pallet e scaffalature. Nell’impossibilità di conoscere tutti questi particolari occorre fare delle ipotesi tenendo conto del tipo di attività che si svolgerà nell’edificio e prendere in considerazione quelle situazioni che producono le massime sollecitazioni sulla lastra di pavimentazione. A titolo di esempio, per ogni combinazione di valori di K, della resistenza a flessione del conglomerato e dello spessore della lastra, esiste un valore critico della distanza tra due aree caricate che rende massime le sollecitazioni nella zona non caricata del pavimento.
Particolare cura deve essere messa, infine, nel dimensionamento e nella localizzazione dei giunti. In effetti la maggior parte dei dissesti che si riscontrano nelle pavimentazioni trae origine nella mancata o errata esecuzione di questi importanti elementi che fanno parte integrante del manufatto "pavimento", ma nei confronti dei quali regna la confusione più assoluta. Sono in pochi, infatti, a sapere qual è il compito effettivo dei giunti e che esistono diversi tipi di giunto ciascuno con la propria funzione: i giunti di contrazione, che servono a controllare il problema della fessurazione dovuta al ritiro igrometrico del calcestruzzo; i giunti di isolamento, che hanno il compito di svincolare, come è necessario, il pavimento dagli altri elementi costruttivi quali muri, pilastri e fondazioni di macchine operatrici; i giunti di costruzione, che individuano le riprese di getto tra porzioni di pavimento realizzate in giorni diversi e assicurano il corretto trasferimento delle sollecitazioni tra le due parti. Ciascuno di questi giunti può e deve essere disegnato sulla base di modellazioni che individuano esattamente quali sono i parametri in gioco e non per mezzo di "formulette" e metodologie empiriche tramandate di padre in figlio.

A differenza di quanto avviene per gli altri elementi costruttivi quali pilastri, muri ecc., qualsiasi piccolo difetto che si innesca in un pavimento, e dovuto ad errori di progettazione o ad una non corretta esecuzione, verrà inesorabilmente amplificato nel tempo dal ripetersi delle sollecitazioni legate all’uso, fino a provocarne, in molti casi, la perdita di funzionalità.
Negli Stati Uniti la complessità e l’importanza di una corretta progettazione dei pavimenti in calcestruzzo è sicuramente tenuta in maggior conto che da noi se si considera che l’ACI (American Conrete Institute) ha istituito ben due commissioni di studio sull’argomento e che importanti associazioni private e pubbliche come la Portland Cement Association e il prestigioso Corp of Engineers dell’esercito si sono adoperati nella realizzazione di metodi di calcolo in grado di facilitare e guidare le scelte dei progettisti.



Tipiche fessure dovute ad un'eccessiva distanza tra i giunti di contrazione.

Sempre negli Stati Uniti, le tecniche di realizzazione dei pavimenti in calcestruzzo prevedono una accurata scelta non solo della resistenza ma anche della "giusta consistenza" del conglomerato, che non deve essere troppo fluido, per minimizzare i problemi di bleeding e una sequenza incredibile di operazioni di finitura che in Italia sarebbero impensabili.
Bella forza, si dirà, negli USA la quasi totalità delle strade è realizzata in calcestruzzo e, quindi, una buona progettazione ed esecuzione dei pavimenti è questione di basilare importanza. è vero, ma in realtà in America con la stessa maniacale cura progettuale ed esecutiva vengono realizzati sia il manto carrabile della Federal Highway che il marciapiede del giardino di Mr. Brown.
Ciò che manca in Italia è una analoga cultura del pavimento in calcestruzzo che investa tutte le figure coinvolte nella sua realizzazione e che risollevi questo bistrattato manufatto da ultraeconomico sistema di finitura, quale viene oggi considerato, ad importante elemento costruttivo bisognoso di un attento dimensionamento e di una curata definizione e realizzazione dei particolari costruttivi.
Di ciò devono farsi carico in primo luogo i progettisti i quali debbono far propri i metodi di calcolo necessari per una corretta modellazione del comportamento delle lastre su terreno e devono documentarsi sulle modalità di corretta realizzazione di particolari costruttivi importanti come i giunti.
A loro il compito, infine, di convincere i committenti sull’opportunità di spendere qualcosa di più prima, in ingegneri, piuttosto che spendere molto di più poi... in avvocati.
Per il momento resta solo da dire che i pavimenti in calcestruzzo, trascurati dai progettisti, mal curati dalle imprese e tartassati dalle sollecitazioni in servizio, sono proprio figli di un Dio minore!