ACCESSIBILE SOPRATTUTTO
L'evoluzione estetica e prestazionale dei pavimenti "sopraelevati"
Roberto Troli

     
Nel mondo anglosassone viene chiamato Access Floor (pavimento accessibile), ma in Italia è più noto come Pavimento Sopraelevato o semplicemente Sopraelevato.
Nasce negli anni '60 come pavimento per centri di elaborazione dati (CED) costituito da quadrotti di dimensioni standard (generalmente 60 x 60 cm) semplicemente appoggiati su una struttura metallica regolabile in altezza e direttamente poggiante sul sottofondo. In questo modo si viene a creare un vano tra solaio e piano di calpestio (Figura 1) in cui potevano essere alloggiati i complessi cablaggi e le canalizzazioni degli impianti di raffreddamento di cui necessitavano gli ingombranti calcolatori "mainframe"dell’epoca.


Fig. 1 - Vano tecnico per l'alloggiamento degli impianti
al di sotto del piano di calpestio

I quadrotti di pavimentazione erano realizzati per assemblaggio a colla di un anima di legno truciolare dello spessore di 3 ÷ 4 cm con un rivestimento sintetico, generalmente in linoleum, formica o PVC, costituente la "superficie nobile" del quadrotto, esposta al calpestio. La leggerezza dei singoli quadrotti semplicemente appoggiati ma "bloccati" tra loro come le tessere di un puzzle grazie alla precisione dimensionale che li caratterizzava, con tolleranze del decimo di millimetro, consentiva di ottenere un pavimento sufficientemente stabile ma nello stesso tempo asportabile con estrema facilità, mediante l’utilizzo di apposite ventose, per consentire l’ispezione e la manutenzione degli impianti.
Con la miniaturizzazione degli elaboratori elettronici e la conseguente scomparsa dei grandi centri di calcolo, i produttori di sopraelevato hanno dovuto cercare nuove applicazioni per il loro prodotto puntando sulle sue innegabili potenzialità. Il sopraelevato, in effetti, costituisce una valida e razionale alternativa ai controsoffitti nella creazione di piani tecnici per l’alloggiamento di impianti tecnologici. Il vantaggio di avere un piano tecnico "sotto i piedi" piuttosto che "sopra la testa", come nel caso dei controsoffitti, comporta evidenti vantaggi in termini di facilità di accesso nelle operazioni di manutenzione e di modifica degli impianti. Negli ultimi anni, quindi, il sopraelevato ha riscosso un crescente successo nella pavimentazione di banche, centri direzionali e grandi alberghi, soprattutto in quelle situazioni in cui è essenziale coniugare il comfort con la flessibilità di utilizzo e la rapidità di intervento in caso di guasti.
Le più recenti applicazioni del sopraelevato hanno determinato la nascita di nuove esigenze sia dal punto di vista estetico che prestazionale. Così agli "spartani" rivestimenti in linoleum o laminato plastico si sono spesso sostituite più pregevoli "nobilitazioni" in legno, moquette, ceramica e pietra naturale che hanno consentito al sopraelevato di entrare negli uffici dei "piani alti" (Figura 2). D’altro canto sono risultati evidenti i limiti prestazionali delle anime in legno truciolare soprattutto in termini di scarsa resistenza al fuoco e bassi carichi di esercizio. Un altro limite dei pavimenti sopraelevati in anima di truciolare è la sgradevole senzazione di precarietà che si avverte camminandovi sopra a causa della scarsa rigidezza e, soprattutto, della scarsa inerzia dei pannelli.
Nei primi anni ottanta, pertanto, si sono diffusi pavimenti sopraelevati realizzati con anime in materiale "inerte" basate su un impasto di gesso e fibre di cellulosa pressato con una tecnologia simile a quella del cartongesso. I pregi di questi pannelli sono: un inerzia e una rigidezza maggiori rispetto al truciolare oltre ad una maggiore stabilità dimensionale e ad una elevata resistenza al fuoco; per contro queste lastre sono caratterizzate da costi piuttosto elevati e da una eccessiva sensibilità al contatto con acqua - eventualità piuttosto probabile per un pavimento - dovuta alla contemporanea presenza di gesso, legante non resistente all’acqua, e di cellulosa.
Di recente è stato messo a punto un sistema per la produzione di anime per pavimento sopraelevato a base di cemento, inerti leggeri e fibre polimeriche. L’utilizzo di un legante cementizio in luogo del gesso ha consentito in queste lastre di diminuire i costi e, nel contempo, di eliminare la sensibilità all’acqua propria delle anime a base gesso; d’altro canto la sostituzione delle fibre di cellulosa con fibre a base polimerica ha fornito maggiore duttilità e carichi di rottura a flessione più elevati.


Fig. 2 - Esempio di utilizzo di pavimento sopraelevato
in un ufficio direzionale

La presenza di inerti leggeri, infine, ha permesso di contenere il peso delle singole lastre ad un valore di 20 ÷ 22 kg, accettabile nelle operazioni di posa e di manutenzione e, nello stesso tempo, in grado di assicurare un’inerzia e una solidità tale per cui camminando su un pavimento realizzato con queste lastre non si ha la minima sensazione di essere su un sopraelevato. Lastre realizzate con questa tecnologia, inoltre, sono in grado di resistere a carichi di 700 ÷ 800 kg concentrati su uno dei bordi - come prescritto dalle norme UNI 10467/4 - e mostrano una duttilità ineguagliata da tutte le altre tipologie di anime presenti in commercio. Sono le uniche lastre per sopraelevato, infatti, sulle quali è possibile eseguire la summenzionata prova di carico concentrato portandola alla fessurazione su ciascuno dei quattro lati senza provocarne il collasso.

Grazie a queste caratteristiche uniche, lastre di questo tipo si sono dimostrate idonee per la pavimentazione di locali soggetti a grande affollamento e carichi elevati come padiglioni fieristici e grandi centri commerciali aprendo così nuovi orizzonti all’utilizzo del pavimento sopraelevato.

Le foto di quest articolo sono state gentilmente concesse da Nesite (PD).